mercoledì 6 febbraio 2013

Francis travestita da supplente di francese..


L’ultima volta che ho parlato francese sarà stata la terza media, il che vuol dire undici anni fa.

Bonjour, au revoir, je m’apelle.., je suis.., la rue, le prosciuttó, la melle (questa non è mia J).. bé si, qualche parola me la ricordo ancora dai.

Sta di fatto che io il francese lo capiscó, lo leggó, mais non lo paRrrló e i vocaboli.. e i numeri... e tutte quelle contrazioni... chi se le ricorda più?!

“Soressa come si scrive 85?” 

“(85? Non so neanche come si dice) Devi chiedere alla tua docente. Aspetta, qualcuno puó venire alla lavagna a scrivere 85? (Fff sono salva)”

“Ok ragazzi, ripassiamo l’unità 6. Aprite a pagina 19 del libro. Ognuno di voi legge una frase.” 

“Ma di solito la soressa legge le frasi e poi noi le ripetiamo.” 

“(Merda! La mia pronuncia è pessima) Ma no dai fa niente. Provate a leggere voi, anche se fate errori non fa niente, è per esercitarsi. (fff salva un’altra volta)”

Questa è la 1D. Una classe di miti, visto che anche io sono stata in 1D. E ovviamente, una classe con allievi speciali, visto che anche io ero e sono speciale (J). Tanto speciali, che UNO tra loro è riuscito a distinguersi dagli altri. Un allievo silenzioso, timido e spaventato… talmente timido, che quando gli ho detto di fare l’esercizio in gruppo con due suoi compagni, è rimasto impietrito e mi ha guardata spaventato. Gli ho ripetuto la frase, ma nessuna reazione. Ho chiesto al suo compagno se parlasse italiano: “Sí, ma..”, ma non ha finito la frase. Mi sono avvicinata a lui e, per fortuna, non è morto di paura, ma ha addirittura formulato una frase. Missione compiuta!

Alla fine della lezione “Arrivederci soressa” e “Arrivederci” volavano nell’aria. Ma lui, il ragazzetto timido e spaventato, dai capelli ricci biondi e gli occhi azzurri, alto un metro e una banana, sí, LUI, bello come un angelo, è venuto alla cattedra, mi ha guardata dal basso all’alto, e con tutto il coraggio e la forza che si ritrovava, ha pronunciato un amabilissimo “Au RrrevoiRrRr!” ed io, dall’alto in basso, con gli occhi a cuoricino, ho risposto un sorridente “Arrivederci. (Scusa sono già impegnata)”

P.S. Questo è un tentativo di far riaprire i battenti del blog. Perché in casa Funkfunk ci sono novità, aneddoti nuovi e tanta pazzia! Forza Lola ed Ela!




venerdì 11 maggio 2012

Le Funkfunk neo-poete!


Ciao a tutti!

Dopo una lunga assenza, le Funkfunk riappaiono per pubblicare l'inedito ti Francis, neo-poeta che ha accettato di perdere la faccia davanti a tutti Voi, lettori, anche se virtualmente.

Queste sono le sue rime, nate in un momento di pazzia, scritte su carta in un momento di allegria...


Questa è la storia di tre ragazze,
tutte pazze,
con la frangia e con il ciuffo,                                             
con il trucco, ma senza parrucco.
Tre ragazze pazze,
compagne di banco al liceo,                                                          
compagne di casa all’università,
compagne di viaggio nella vita.
Ragazze di avventura,
con la mente sempre all’Honduras,
ragazze di disavventura,
con l’estintore legato alla cintura.
Ragazze… pazze per il pettegolezzo,
ragazze… con il pelo nell’orecchio.
Piccole donne alla ricerca di un’identità,
piccole donne che…
la vita chissà cosa gli riserberà!


N.B Questa è la prova certa di come lo stress pre-esami possa influire negativamente sulle attività cerebrali delle Funkfunk, soprattutto di Francis! 

Piccola parentesi: in questo momento Ela è in camera da sola, urla, combatte contro un'ape. "Dei stupidi esserini retrocessi", così definisce Ela i suoi nemici... e Francis se la ride.

Buona giornata di sole a tutti!
Francis

sabato 18 febbraio 2012

Ma dov'è finita?!

Ehi tu! Dove ti sei nascosta? Mmmh cerchiamo un po' nella funkcasa, da qualche parte dovrà pur essere. In camera sua? No... Mamma che disordine. Sotto il letto? Nemmeno... E che polvere. Forse si nasconde nell'armadio, nel bagno, in cucina. Ma niente, niente e niente. Uffa Lola dove sei finita?!

Cari lettori, mentre Ela cercava di sopravvivere tra una nuova consegna di quadri e i capricci del suo ex capo alla galleria, mentre Francis viaggiava dall'altra parte del mondo e poi tornava a fare la supplente in una classe di scapestrati, Lola ha iniziato il suo nuovo lavoro. Sì, sul serio! Ve la ricordate alla ricerca pazza e triste di un posto di lavoro che le desse un po' di soddisfazione? Ebbene l'ha trovato! È una stagista e si occupa di traduzioni.

"Ciao O'Tactac."
"Ciao Lola! Allora com'è andata la prima settimana?"
"Bene, molto bene..."
"Sono contento, ma cos'è quella vocina?"
"Sono un po' stanca, fare la pendolare da Funklandia a B. è impegnativo, in tutto impiego quasi due ore di viaggio."
"Eh... ti piaceva quando stavi chiusa nel tuo guscio, quando era tutto casa-università eh? Ti piaceva quando non c'era da calcolare il tempo che avresti impiegato a fare la doccia, a preparare il pranzo per il giorno dopo e a sistemare le cose in borsa, eh? Ti piaceva quando non dovevi organizarti le settimane già settimane prima? Eh?"

Lola sente avvamparsi la faccia, comincia a stringere i pugni dal nervoso. O'Tactac faceva il maestrino... Cosa che lei non aveva mai sopportato.

"O'Tactac, ma cosa dici..."
"Il lavoro allarga i tuoi confini, i tuoi limiti, allarga, capisci?"
"Allarga..."
"Sì allarga tutto, Lola, tutto..."

Lola pensa a quell'"allarga", a quel verbo che apre e trasforma i confini, che non conosce barriere se non per valicarle definitivamente. O'Tactac aveva ragione.
"Forse hai ragione, quest'esperienza cambia le cose, allarga i vecchi confini."


"Certo, Lola! Allarga tutto, tutto. Pure il portafoglio!"



Una Lola sorridente e più "allargata" vi saluta tutti! :-)

lunedì 6 febbraio 2012

Giornata NO per le Funkfunk!

Oggi Ela ha rovinato inspiegabilmente la fiancata della sua macchina e Francis, tornata a Funklandia per un piccolo soggiorno, non perde tempo a fare figure fantozziane.

Dopo un colloquio di lavoro insoddisfacente, Francis girovaga senza meta per Funklandia. Nel bel mezzo del freddo siberiano e di rumori assordanti, sente squillare il suo telefonino. È un numero di Funklandia.

Francis: “Pronto”

Lei: “Buongiorno sono la segretaria dell’istituto di Management, Technology and Economics del politecnico di Funklandia. Lei ha mandato un curriculum per fare l’assistente, è lei la Signora Francis?” chiede Lei in un tedesco masticato. Francis, ovviamente, si è persa per strada mezza frase, ma tenta in tutti i modi di ricostruire i tasselli mancanti e, con voce un po’ incerta, risponde:

F: “Sí, sono io”

Lei: “La chiamo per prendere un appuntamento. Sarebbe disposta a fare un colloquio?”

F: “Sí, certamente” risponde Francis con il suo tedesco-super-italianizzato, ma Lei la corregge.

Lei: “Sí, volentieri” 

F: (ma cosa cambierà mai tra “Sí, certamente” e “Sí, volentieri”?)

Lei: “Avrebbe tempo di venire domani?”

F: “Si, ma... ehm... si... eh... (tre ore per dire) Posso solo alle 4” (Perché solo alle quattro? Ma come si dice ‘pomeriggio’?)

Lei: “Ah, solo alle 4?”

F: “Si, perché la mattina ho.... ehm...”

Lei: “Ha una lezione all’Università?”

F: “Si, ho una lezione all’Università” (nooo, all’Università non ci sono lezioni) “No, non ho una lezione all’Università. Devo andare dal....ehm....eh....’dentist’?” (Cazzata colossale. Che figure! Ma cosa ho detto?)

Lei ovviamente non capisce cosa significhi ‘Dentist’ e, confusa, chiede a Francis di ripetere la frase.

F: “Devo andare dal ‘Zahnarzt’” (In realtà ho un altro colloquio di lavoro, peró, sa, non posso dirglielo)

Lei: Ride. “Ah, deve andare dal ‘Zahnarzt’”

F: (Che figure di merda!)

Lei: “Va bene. Allora che ne dice di venerdí?”

F: “No, venerdí non posso. (Che casino!) Domani lei a che ora ha tempo?” (ricominciamo dall’inizio.)

Lei: “Lei a che ora deve andare dal dentista?”

F: “Alle 10”

Lei: “Quanto pensa di metterci?”

F: “Mah, non saprei, un’ora?!”  (sogghigna)

Lei: “Allora possiamo fare alle 9?”

Problematicamente ma finalmente Lei e Francis giungono ad una conclusione. Ma non è finita qui....

Lei: “Bene. Io sono in via ....... numero ...... Lei deve ...... Tutto chiaro?”

Francis: “Scusi, non capisco bene il tedesco (No, questa è un’altra cazzata colossale. Sono finita). Non ho capito, scusi?”

Lei sta in silenzio per un attimo. Francis suda freddo e pensa a tutte le cazzate dette e al rumore assordante che le crea ancora piú confusione.
Lei ripete con pazienza la frase e saluta Francis.
Francis, frastornata e ibernata, utilizza le sue ultime forze per permettere alla mano ormai immobile dal gelo di conservare il telefonino in tasca.

F: (Ma che casino ho fatto? Si è messa pure a ridere..)

Francis, demoralizzata

P.S. Chissà cosa accadrà domani....

venerdì 3 febbraio 2012

promessa solenne

Dopo troppo tempo che me ne sto in silenzio, prometto che entro settimana prossima scriverò un post... visto che Lola ha già minacciato di chiudere il blog per la nostra, mia e di Franz, assenza ingiustificata. :)
Mentre io e le mie muse ci mettiamo d'accordo vi mando un grosso bacio e un sorriso mentadent,
le funkfunk non sono sparite...:)!

Bisou bisou e a prestissimo

Ela :D

domenica 15 gennaio 2012

L'uomo e la donna

"Allora, quando torni dal lavoro stasera?"
"Al solito orario..."
"Cosa ti preparo da mangiare?"
"Bo..."
"Mmmh, pesce con patate? Oppure un piatto di pasta?"
"Ma non devi preparare da mangiare..."
"Ok, vada per la fettina di carne a la minute servita con salsa ai funghi..."
"ooook..."

"A stasera! Buon lavoro!"
"Ciao!"



Lola è rinchiusa nella funkcasa da giorni, ha delle ricerche da scrivere, una sulla scoperta dell'America, quell'altra su di un metodo etnologico e l'ultima... beh l'ultima sarà sulla retorica berlusconiana. S'intende da sé, cari lettori, che la nostra Lola è fuori gioco, ridotta ad una sagoma umana che striscia per casa. MA c'è una consolazione nella vita della nostra funkfunk... la cena. Sì avete capito bene. La cena è la fase prescelta di Lola, il suo momento sublime, nel quale ha il permesso di allontanarsi da quei libri succhiasangue e di dedicarsi a tagliare peperoni rossi, ad impanare la carne ,oppure ad abbrustolire i funghi. Ah, come le brillano gli occhi solo a pensarci...

Ma chi è la cavia? La parte lesa in tutto questo? Ela, naturalmente. Ormai torna a casa dal lavoro e trova i pasti fumanti già in tavola. Solo che, Ela è un tipo di stampo più liberale, diciamo...


Scambio di funkSMS:

Lola: Ela, oggi ti preparo la pasta con i broccoli?
Ela: Ehm non saprei io mangerei anche solo un po' di insalata... ma lola non devi sempre cucinare!
Lola: Quello è l'unico momento bello della mia giornata, è l'unico momento in cui posso fare qualcosa di umano!
Ela: Mi sento l'uomo di casa che va a lavorare mentre la brava mogliettina prepara la cena... Va contro i miei principi, insomma...


L'uomo lavoratore e la donna di casa hanno raggiunto un accordo. Lui aggiusterà la lampadina del bagno e farà funzionare la radio menomata che si sintonizza solo sui documentari sui pinguini, mentre lei avrà il permesso di cucinare tutte le cene fino a fine gennaio.


Eh, cari lettori, le nostre funkfunk sono per pari opportunità e diritti!


Lola :-)

martedì 3 gennaio 2012

Piccole funkfunk crescono

Si sa. Sì che si sa. Mica si può rimanere studenti a vita. Prima o poi bisogna fare il salto no? E le funkfunk per quel salto si sono preparate per bene. Hanno consultato manuali, hanno redatto i loro profili su curricula cercando di evitare ogni singola sbavatura, hanno comprato vestiti adatti a colloqui (e solo a quelli) e hanno guardato dritto dritto nello specchio e pronunciato una valanga di parole per convincerlo che loro erano le candidate perfette.

Francis: Francis ha guardato il burrone davanti a lei... Ha preso la rincorsa e giù nel turbinio delle esperienze lavorative. Non si è fatta fermare da nulla, nemmeno dai funzionari poco ortodossi e molto bradipi dell'ambasciata. Ha assimilato il sapere che le serviva, ha salutato tutti e arrivederci! Aveva mete più alte e scopi più nobili davanti a sé. Infatti, la nostra Francis, ha trovato un posto di stage presso un'agenzia d'informazione e ha redatto il suo primo articolo, pubblicato in diversi giornali!

Ela: Beh questi mesi oltre a cimentarsi in macabre e perverse ricerche universitarie sui vampiri e la trasformazione del macho dissanguatore, Ela ha lavorato in una galleria d'arte. Qui ha dovuto appendere quadri, rispondere mille volte alla stessa domande, scopare sorridendo il pavimento e sopportare LUI, il capo poco cordiale e tanto gay, intelligentemente soprannominato nella funkcasa come "Nick sei chic". Ma anche Ela quel salto l'ha fatto senza pensarci due volte. E ci ha preso gusto, perché forse forse rimarrà a lavorare in quella galleria. Ah, non vi preoccupate il capo bello ma cattivo ha dato le dimissioni e tutte in coro gli abbiamo gridato un bel "au revoir cocco"!

Lola: Aveva una voglia di saltare anche lei ma avete sentito anche voi, gli ostacoli davanti a lei sembravano insormontabili, specialmente quando l'ambiente di uno dei suoi colloqui di lavoro è diventato il set di un film western. Lola però non conosceva le battute, non aveva armi e la cattiva dagli stivali da cowboy se l'è inghiottita. Per non parlare di quell'altro colloquio all'archivio, dove l'hanno tenuta un'ora incollata alla sedia, torturandola con domande subliminali, tanto che, tornando a casa, era così confusa che si è persa. La nostra Funkfunk però è testarda e ha continuato a cercare. Finché è accaduto l'incredibile e una telefonata le ha cambiato la giornata e anche i prossimi mesi!

Un bel salto nel vuoto quello vissuto dalle nostre Funkfunk, ma è tanta la voglia di mettersi in gioco che a loro sembra di volare.

Un abbraccio a tutti voi,
Lola

sabato 24 dicembre 2011

Auguri!

Ci sono ghirlande rosse lucenti e piccoli pupazzi di neve qua e là nella funkfunkcasa... Venite a dare un'occhiata! Guardate un po' lì sul tavolo c'è un vassoio pieno di cioccolatini natalizi: alberelli ripieni marzapane o bocce di natale azzurre e dorate. Servitevi!

Buona Natale a tutti voi, cari lettori!

Un abbraccio,
le vostre Funkfunk16

sabato 10 dicembre 2011

Ogni tanto spunta O'Tactac

Questo blog racconta la vita studentesca di alcune ticinesi alle prese con le stranezze di una città svizzero tedesca, la nostra Funklandia. Noi raccontiamo le difficoltà linguistiche con un tedesco, che più che una lingua sembra un rebus da risolvere, una formula magica da pronunciare solenni, oppure uno scioglilingua. Raccontiamo la vita insieme in questo condominio di studenti amministrato da Sandokan, un uomo leggendario proveniente dal lontano oriente. Oppure gli incontri con studenti giapponesi o con qualche inquilino, per il quale la risata più che un'espressione gioviale è un grido di battaglia.

Ma ogni tanto, qua e là, sbuca lui, O'Tactac, il ragazzo di Lola, che in quanto a stranezza molto bene si adatta a questo pazzo blog. Ebbene dovete sapere che le nostre Funkfunk hanno una formazione letteraria-umanistica e poco sono avezze ai calcoli sfegatati e, diciamolo pure, anche un po' allergiche alle formule e ai numeri che ne pongono le basi. O'Tactac, invece, oltre ad osannare il proprio ego, si alletta nelle acrobazie numeriche cosicché soventissimamente Lola è costretta a seguirlo nelle oscure foreste del calcolo matematico. Lei dà il massimo di sé non appena lui inizia a costruire teoremi, innalzando l'indice su su fino al soffitto. Ed eccolo ancora, il dito in alto e gli occhi socchiusi, pronti a sfornare una conclusione matematica.

"Lola! Non lo abbiamo ancora calcolato!!"
"Cosa? Il totale della spesa di stamattina?"
"No, ma cosa dici?! Quello mica si calcola, dai!"
"Ah no? E allora cosa dovremmo calcolare?"
"La nostra percentuale dell'amore!"

O'Tactac sforna un sorriso mentadent, uno di quelli che Lola teme più che mai. Sentire accostati quei due lemmi "percentuale" e "amore", le fa pensare a:
1. quei test sui giornali di categoria B dove scopri se lui è o non è la tua anima gemella.
2. scienziati pazzi, che hanno venduto l'anima alla causa deterministica e che credono che siano fluidi chimici ad unire o a dividere noi essere umani. Meglio i test sul "Cioè" o su "Grazia".

"Lola! Allora mi ascolti?"
"Sì, dimmi..."
"Allora tu hai 24 anni, io 24, ma sono qualche mese più giovane di te. Eh sì ne dobbiamo tenere conto. Poi stiamo insieme da 3 anni e mezzo, anzi 3 anni, 6 mesi e 5 giorni, che fanno 1280 giorni in tutto. Che sono..."
"O'Tactac... ti prego, troppi numeri."
"Seguimi, allora dicevo... che sono, un attimo..." L'indice fa su e giù, prima in alto, poi vicino alla bocca per pensare meglio.
"Quindi, sì! Fa 30720 ore. Quindi la percentuale delle nostre vite insieme sarà..."
"O'Tactac, io non credo di sentirmi molto bene..."
"Sì eccola! Il 14, 3 % della tua vita, l'hai passato insieme a me!"

Lola guarda O'Tactac, quel suo sorriso vittorioso sembra possedere un centinaio denti, sì sono infiniti...


"Sarebbe la percentuale del nostro amore?"
"Non esattamente. Sarebbe la percentuale del tempo che abbiamo speso ad amarci, niente male no?"


No, niente male direi, e direi pure che la diversità può condurre per tracciati diversi, ma ogni tanto il punto d'arrivo è lo stesso. Lola, allora, comincia a sorridere anche lei, e anche lei di denti ne ha almeno un centinaio.

Lola :-)

giovedì 24 novembre 2011

La busta e la bambina

Ci sono buste e buste. Sì, intendo le buste da lettere. Di buste da lettere ce ne sono di diversi tipi: piccole, grandi, di formato medio, profumate, colorate, fatte a mano o stampate. Ma sapete quali sono quelle da temere di più? Quelle che ti attorcigliano la gola e lo stomaco in una strizzata di panni? Quelle che, non appena le vedi distese dolcemente nella tua buca delle lettere, hanno il potere d'immobilizzarti e di fermare il ritmo frenetico funklandese? Quelle grandi, cari lettori. Temete e tremate alla loro vista, perché nulla potrà impedirne l'impatto inarrestabile. Lola lo sa, sì anche Lola lo sa...

Sta per uscire, Lola, con il suo cappottino marrone, i guanti e il cappellino color panna. Ha imparato a camminare veloce, anche se non è in ritardo, perché qui i funklandesi è così che si distinguono. Saluta per le scale Asako, la giapponese del piano di sotto, che sta trascinando un pino verde su per le scale. "Ma i giapponesi fanno l'albero di natale?" si chiede Lola mentre inforca la maniglia del portone e si abbandona in un salto all'aria gelida di Funklandia. I tre scalini di pietra ed ecco, di fronte a lei, la bucalettere, quell'oggetto d'uso quotidiano che è diventato un assiduo frequentatore dei suoi incubi. Lola ferma il passo e lo adegua a quello di un bradipo pigro...

"Ecco la cassetta delle lettere. Ora, Lola, dacci un'occhiata veloce. Non ti preoccupare, non troverai una busta grande. Dai, conta fino a tre e aprila. Uno... Due... Tre... Quattro... Cinque... Ma no devi contare fino a tre e poi apri! Dai, da capo! Uno... Due... Tre!

All'interno di quella cassettina, Lola vede una busta da lettere che le pareva ancora più grande della grandezza massima. Era stata spedita dal museo, quello strano museo dai modi di fare bizzarri. La risposta era chiara: "Gentile Signora Lola, non possiamo tenere in considerazione la sua candidatura, per questo le restituiamo tutto il suo dossier di documenti. Le auguriamo buona fortuna per il suo futuro lavorativo."

La busta grande ha colpito ancora, le parole scelte sempre le stesse. Non si tengono nemmeno i tuoi dati, il tuo curriculum di una vita. Lo rimandano al mittente. Mi rimandano al mittente.

Era questo che pensava Lola sul tram che la portava all'università funklandese, quando improvvisamente qualcuno le sorride. Una bambina dalla pelle scura e la fisionomia indiana, imbacuccata in una giacca imbottita rosa fucsia, la fissa sorridendo. La nostra Funkfunk sorride a sua volta. Allora, la bimba decide che sorridere non è abbastanza e con le manine ricoperte di guanti morbidi e cicciotti sventola le braccia in segno di un buffo saluto.

Certo, le buste grandi incutono molteplici paure, ma una bambina, che decide di farti sorridere, le spazza via tutte.


Lola :-)

venerdì 18 novembre 2011

Yeswomen

In novembre Funklandia ti mette il broncio, s'ingrigisce. E tu, per non urtare la sua sensibilità, non puoi che assumere quell'aria maliconica e turbata dei poeti romantici. Solo che, bisogna dirglielo a Funklandia che bastano le difficoltà di tutti i giorni a deprimerti e che la sua indifferenza non è che la goccia che fa traboccare il vaso. Sono questi i pensieri che tormentano Lola negli ultimi giorni, si riscaldano e si cuociono per benino nella sua mente, come patate in un pentola a pressione. Finché poi il miscuglio letale scoppia...


Giorno I:

"Ela, non può andare avanti così, ascoltami!"
Lola è ancora in pigiama, i capelli arruffati in un nido d'uccelli e l'odore di caffè del primo mattino al suo seguito. Si butta all'impazzata sul letto di Ela, incrocia le gambe e continua:
"Siamo cambiate, Ela. Siamo così prese da questa corsa per arrivare da qualche parte, che ci siamo dimenticate dove stiamo andando. Corriamo per correre... capisci?!"

Ela sa riconoscere per bene le uscite matte di Lola, sa che deve solo fare un cenno del capo per far sì che l'amica si esplichi meglio.
"Siamo sempre lì, pronte a dire NO. E perché? Per che cosa?! Per nulla cara Ela, nulla! Siamo assorbite dallo studio, dai datori di lavoro che non rispondono, dai pratici pagati una cippa e quando ci si presenta l'occasione di ridere, di scherzare, un'occasione leggera, chiamamola così, sai cosa facciamo?!"
"No..."
"Giusto! Noi diciamo di NO! Di NO, capisci?!"

Ela si raccoglie nei suoi pensieri solo per un attimo, quell'attimo che le consente di capire, di afferrare il messaggio importante di Lola.
"Hai ragione, sai? Siamo diventate vecchie..."
"Ma dobbiamo reagire e sai qual'è il primo passo?"
"Qual'è..." Ela teme il peggio, va bene la presa di coscienza, ma anche la presa di posizione è un po' troppo.
"Twilight! Noi andremo a vedere quel film sui vampiri, parlo con Francis, la convinco io. Abbiamo bisogno di fare una cosa stupida. Abbiamo bisogno di dare un'altra possibilità alle cose, abbiamo bisogno di dire di SÌ!"


Giorno II
"Lola, avevi ragione! Dobbiamo essere delle Yeswomen, dobbiamo dire di sì. E io l'ho fatto!"
Con il suo sorriso Mentadent, Ela conduce la sua coinquilina in cucina.
"Ho deciso di dire di sì e di dargli una seconda possibilità!"
"A chi?"
"Alla barbabietola! L'ho comprata, l'ho tagliata e l'ho mangiata. E ti dirò non mi è nemmeno tanto dispiaciuta!"


Un sorriso mentadent a tutti,
Lola :-)

giovedì 10 novembre 2011

Il wild west, ma tutte a me?

Bene, ha messo i jeans. Sì alla fine ha messo i jeans, per mostrare che è una persona semplice. Poi ha messo la giacca a quadri con le toppe marroni sui gomiti, che fa tanto inglese. Sì, perché così dimostra che ha carattere. E infine ha arricciato un po' i capelli, e sì per sembrare più gentile e armoniosa. Bene, Lola è pronta, un colloquio al museo l'attende.

"Hai mai fatto qualcosa del genere?" Una biondina, tipica svizzera tedesca, si rivolge a Lola. Insieme guardano la trentina di studenti, tutti desiderosi di ricevere quel lavoro.
"Nein," risponde la nostra Funkfunk "è il primo colloquio che faccio..." Le due giovani si sorridono, cercando di farsi forza come possono.
Un donna sale su di un palchetto di fronte ad un pubblico di giovani aspiranti, il rumore dei suoi stivali rimbomba nelle orecchie di Lola che si ripete istericamente che i tempi del wild west sono passati e che quella donna dalla camminata decisa non estrarrà mai una pistola e non sogghignerà mai con un bastoncino incastrato tra i denti.

"Na gut, Ich begrüsse euch ganz herzlich zu dieser Informationsveranstaltung" la cowgirl ci dà il benvenuto. "Ora vi spiego il procedimento di questa seduta. Ognuno di voi dovrà salire al piano di sopra, lì ci sarà un tavolo con tre fogli. Voi dovete iscrivervi su di un singolo foglio, in questo modo vi annuncerete per il colloquio che durerà quindici minuti. Ci sono domande?"

Mmm Lola avrebbe voluto chiedere, se per salire al piano di sopra avrebbero dovuto superare un percorso ad ostacoli o gareggiare uno contro l'altro con le gambe legate tra loro per raggiungere per primi i famigerati formulari. Ma niente, ogni ragazzo, ogni ragazza, si alza lentamente e in una fila indiana, che manco alle processioni, si dirigono verso le scale.

"Lei è la signora Lola, giusto? Lola." ripete due volte il nome, la cowgirl, forse perché Lola deve avere avuto un'espressione poco convinta, dovuta piuttosto al timore per qualche ipotetica arma da fuoco nascosta sotto la scrivania.
"Sì, sono io." Un sorriso di quelli impostati, caratteristici della formalità lavorativa, dà il via all'interrogatorio.
"Signora Lola, potrebbe elencarmi i suoi punti forti?"
"Signora Lola, mi dica, cosa si aspetta da questa posizione?

Sembra un colloquio normale, le domande sembrano essere quelle classiche ma poi qualcosa cambia e forse Lola, non c'aveva visto male quando aveva letto in quella donna un che di audace e avventuriero.
"Gentile signora Lola, lei sa che la sala d'esposizione è raggiungibile solo con un ascensore. Bene, ora provi ad immaginare che questo ascensore si bloccasse, che non funzionasse più. Cosa farebbe?"
"Signora Lola, lei sa che la capienza della sala è di sole 50 persone. Cosa farebbe se un visitatore insistesse esageratamente per entrare nella sala già piena?"
"E se invece un visitatore la trattasse male, se fosse veramente irritante?"

Lola allora, più che sconcertata e anche un poco spaventata, balbetta: "Mi scusi, ma devono succedere tutte a me?!"


No, non ho risposto così,  ma avrei tanto voluto. Ho sorriso, ho formulato delle risposte responsabili e competenti. Forse però per lavorare in un museo e fare attenzione che nessuno tocchi i quadri o se l'infili nella borsetta, qualche tocco di spirito avventuriero non guasta. Voi cosa dite, devo iniziare a mettere gli stivali da cowboy e guardare film di Clint Eastwood?

Lola :-)

giovedì 3 novembre 2011

Almeno...

Gentile Signora Lola, 
La invitiamo alla seduta informativa per la nostra mostra Chuacraty-collection. Oltre ad informazioni sul posto di lavoro e sulla collezione avrà la possibilità di presentarsi al nostro team. 
A presto,
Museo tal dei tali


Quando aveva 10 anni chiesero a Lola cosa volesse fare da grande, lei rispose la dottoressa. Quando aveva 14 anni chiesero a Lola cosa volesse fare da grande, lei rispose la pittrice. Quando aveva 18 anni chiesero a Lola cosa volesse fare da grande, lei rispose "sono già grande".
Sono ormai 6 anni che Lola risponde alla stessa maniera. Anche quest'estate quando le hanno chiesto cosa volesse fare da grande, lei si è fermata in mezzo alla strada per controllare in qualche vetrina la sua immagine riflessa, non sia mai che qualche qualche fiocco rosa le si sia incastrato in una ciocca di capelli. No tutto ok, sembri una ventiquatrenne. Ed ecco, dopo il dovuto controllo, che la stessa risposta viene pronunciata chiara ed altisonante: "Il problema è che sono già grande..."

Lola sta cercando in tutti modi di scoprire, quale potrebbe essere la risposta esatta a quella domanda. Ha mandato candidature a destra e a manca per chiarirlo. Vorrebbe poter dire "faccio l'archivista", oppure "lavoro in un museo", oppure "faccio la ricercatrice". Ma è così difficile? Lola non vuole di certo fare l'astronauta, la domatrice di leoni, la spazzacamina o il pagliaccio... anche se per l'ultima poco ci manca.

"Ragazze, ho ricevuto una mail da un museo al quale avevo mandato una mia candidatura. Mi hanno invitato ad una sessione dove potrò presentarmi!"
Ela e la sua sorella maggiore Cotlet fanno colazione di prima mattina e cercano di prendere parte a quella mia intensa euforia mattutina.

"Solo che non so... dovrò presentarmi e devo essere più brava degli altri candidati."
"Almeno ti hanno chiamato dai..."
"Solo che non so... il mio accento italiano potrebbe farmi perdere dei punti."
"Almeno padroneggi bene un'altra lingua nazionale, non è poco..."
"Solo che non so... cosa devo mettermi?"
"ma direi un pantolone-nonjeans e una camicia, ce l'hai?"
"no..."
"Allora comprali, cara."

"Solo che non so... se poi non mi prendono, ci rimango male."
"Beh cara Lola, almeno avrai fatto shopping!"


Lola non sa ancora quale sarà la risposta a quella odiosa domanda che la fa sembrare sempre e inesorabilmente bambina, ma sa che una sana dose di shopping, intanto che aspetta che qualcosa cambi, non guasta mai!

Un abbraccio,

Lola

mercoledì 26 ottobre 2011

Cavolfiori a merenda

Va bene che ognuno di noi ha avuto la sua infanzia. Siamo d'accordo che questa infanzia ci ha plasmato fino a farci diventare gli adulti che siamo. Ok che siamo tutti frutto di quei momenti lontani e primordiali. Ma il cavolo crudo a merenda no, dai.

"Ela, stasera cucino la pasta con i cavolfiori... Non fare quella faccia. No, non con i broccoli. Con i cavoli, quelli bianchi. Sì, che si fa... In Puglia si fa." Ed ecco che se una pietanza si cucina in puglia, beh allora si può cucinare in tutto il mondo. O almeno è così che Lola continua a ripetere, facendosi forza con l'esempio delle cime di rapa, il piatto dei poveri divenuto la leccornia prestigiosa dell'alta cucina. Beh di fronte alla cime di rapa, Ela ha ben poco da controbattere: Questa cena s'ha da fare!

Lola comincia a tagliare il cavolfiore, bianco e candido come una nuvola d'estate... E deve essersene accorta bene anche Ela della bellezza di quel cavolo, perché ogni pezzo che il coltello affilato di Lola ha appena sminuzzato finisce nella sua bocca... Lola allora vuole dirlo ad Ela che quello è un cavolfiore crudo, crudo! Ma la strana degustatrice sembra lontana e con l'espressione dei vecchi che vanno a raccogliere le emozioni sepolte, Ela inizia a raccontare:

"Quando ero bambina volevo mangiare il cavolfiore crudo... Lo chiedevo sempre alla mia mamma..." E slurp, ingoglia un altro pezzo di cavolfiore.
"Ela, lo sai che sei l'unica bambina al mondo a fare una richiesta del genere? Ma cos'eri una "bambina bio"?"

Ma lei sorride, prende un altro pezzo di cavolfiore crudo, lo mastica con gli occhi chiusi e pronuncia lentamente queste parole:
"Ah, la RIMEMBRANZA..." Un sospiro ed un altro cavolfiore in bocca...

Lola guarda in silenzio la sua coinquilina che sembra inscenare una pubblicità, la vede mentre ingoglia sorridente quella verdura buffa e poco amata dal mondo, ascolta il mastichio croccante che proviene dalla bocca della sua amica, di quella strana bambina bio... Quando poi, d'un tratto, se ne accorge:

"Ela, e che cavolo! Hai finito il cavolo!"


Lola :-)

lunedì 24 ottobre 2011

NOTIZIE DALL'ABSURDISTAN! ...Bisogna tagliare, tagliare i costi!

Forse è ora di fare un po’ di polemica!
Premetto che questo post potrà suscitare qualche critica, ma quello che racconteró ha una base fondata ed è stato vissuto da me in prima persona durante il mio pseudo-stage tra i miei connazionali italiani.

Come ben sapete, il mantra italiano ormai definitosi da tempo è “Tagliare i costi!”. ‘Tagliare i costi’ in Italia significa togliere fondi alle persone o alle istituzioni che valgono, come le scuole o i poveri ed umili cittadini che pur svolgendo il loro lavoro degnamente vengono devalorizzati. ‘Tagliare i costi’ NON significa togliere laddove c’è davvero spreco, laddove una persona, per un semplice titolo ad honorem, guadagna migliaia e migliaia di franchi, non ha nessun affitto da pagare, ha la domestica e l’autista gratuiti ed è talmente stressata che passa le sue giornate giocando a golf o andando a cavallo, invece di adempiere ai suoi doveri di persona illustre e di cittadino d’onore. 80.000 franchi spesi da questa stessa persona in un anno per organizzare pranzi e cene con altre persone illustri, con l’unico fine di mantenere viva quell’apparenza che tanto inganna. 80.000 franchi spesi in capricci, soldi che potrebbero sfamare piú di una famiglia italiana, soldi che non si considerano SPRECATI! Ma qui, niente tagli! 80.000 regalati a questa persona illustre, che si aggiungono agli altri migliaia di franchi che questa puó guadagnare. Si pensi solo a quanto deve spendere in un anno per il suo abbonamento di golf e per andare a cavallo. 200.000 franchi gli basteranno per SOPRAVVIVERE? Ma qui, niente tagli!

I tagli si fanno sull’acqua calda in bagno, che viene chiusa perché bisogna RISPARMIARE! ...

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Quando il bel tenore di vita di un italiano medio viene meno...
 
Diciamo che 7.000 franchi vengono DONATI a impiegati che in un giorno svolgono un lavoro che potrebbe concludersi in quattro ore. 7.000 franchi di cui 2.000 vengono spesi per un affitto di DUE persone. 7.000 franchi che si dimezzano e scendonoo circa a 4.000 a causa del cambio euro-franco. 4.000 franchi che portano queste persone a dichiarare di essere nellla SOGLIA DI SOPRAVVIVENZA (senza dover mantenere una famiglia, MA permettendosi un affitto di 2.000 franchi per due persone). 4.000 santi franchi con cui una famiglia di emigrati italiani ha dovuto lottare per anni per cercare di mantenere i suoi figli, comprargli da mangiare e mandarli a scuola. 4.000 santi franchi, di cui ogni centesimo valeva oro. 4.000 santi franchi che duravano niente, ma che hanno portato una povera ed umile famiglia a crearsi un futuro abbastanza agiato. 4.000 santi franchi che oggi creano disagi, ma che ieri venivano VALORIZZATI!!

Francis